Sismabonus: esempio pratico per capire come funziona

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Quando si parla di agevolazioni fiscali, percentuali e massimali rischiano di rendere complicato anche un meccanismo relativamente semplice. Per capire il Sismabonus con un esempio pratico, immaginiamo quindi di dover intervenire su un’abitazione con lavori finalizzati alla riduzione del rischio sismico per una spesa complessiva di 80.000 euro. Quanto si può recuperare? Prima di fare i conti è necessaria una precisazione: nel 2026 l’aliquota non è uguale per tutti e l’accesso all’agevolazione è subordinato a specifici requisiti. Vediamo quindi prima cosa rientra nel Sismabonus e poi applichiamo le regole a un caso concreto.

Quali interventi rientrano nel Sismabonus

Il Sismabonus riguarda gli interventi finalizzati all’adozione di misure antisismiche e alla messa in sicurezza statica degli edifici. Non è quindi sufficiente che i lavori interessino genericamente la struttura: l’intervento deve rispettare i requisiti previsti dalla normativa. A seconda delle caratteristiche dell’edificio e delle criticità riscontrate, il progetto può prevedere il consolidamento di elementi strutturali, il rinforzo di murature, solai o fondazioni e altre opere destinate a migliorare il comportamento della costruzione in caso di sisma. Un ruolo centrale spetta quindi ai professionisti abilitati. Le linee guida del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti definiscono i criteri per la classificazione del rischio sismico e le modalità con cui attestare l’efficacia degli interventi. La valutazione tecnica viene prima dell’incentivo fiscale: è l’edificio a determinare quali lavori siano necessari, non il bonus disponibile.

Sismabonus: esempio pratico di calcolo nel 2026

Torniamo al nostro esempio. Immaginiamo un proprietario che nel 2026 sostenga 80.000 euro di spese ammesse al Sismabonus per intervenire sull’abitazione principale. Per le spese sostenute nel 2026, l’Agenzia delle Entrate indica una detrazione del 50% quando l’intervento riguarda l’abitazione principale ed è sostenuto dal proprietario o dal titolare di un diritto reale. Negli altri casi l’aliquota ordinaria prevista per il 2026 è del 36%. Nel nostro caso, quindi: 80.000 € × 50% = 40.000 € di detrazione complessiva. Se gli stessi 80.000 euro di spesa agevolabile fossero invece sostenuti in una situazione alla quale si applica l’aliquota ordinaria del 36%, la detrazione sarebbe pari a: 80.000 € × 36% = 28.800 €. C’è però un elemento importante da considerare. Per gli interventi antisismici il riferimento resta il limite massimo di 96.000 euro per unità immobiliare. Questo plafond non va necessariamente considerato isolatamente: se sullo stesso immobile vengono realizzati anche altri interventi di recupero edilizio soggetti al medesimo limite, le spese concorrono al raggiungimento dei 96.000 euro. Facciamo un secondo esempio. Se sulla stessa abitazione principale vengono sostenuti 60.000 euro per interventi antisismici e 40.000 euro per altri lavori di recupero che condividono il plafond, la spesa complessiva arriva a 100.000 euro. La detrazione non viene quindi calcolata liberamente su tutti i 100.000 euro, ma nel rispetto del limite complessivo previsto. È un dettaglio importante quando l’intervento antisismico fa parte di una ristrutturazione più ampia dell’edificio.

Prima del bonus viene il progetto

L’esempio aiuta a comprendere il calcolo, ma non dovrebbe ribaltare l’ordine delle decisioni. Prima di chiedersi “quanto posso detrarre?”, occorre capire quali interventi servono realmente all’edificio. Il percorso parte dall’analisi della costruzione e prosegue con la progettazione degli interventi, le asseverazioni richieste e la corretta gestione della documentazione. Solo a quel punto è possibile determinare con precisione quali spese possano beneficiare dell’agevolazione e con quale aliquota. Questo aspetto diventa ancora più importante quando la messa in sicurezza sismica viene affrontata insieme ad altri lavori. Coordinare progettazione, cantiere, pratiche e diverse lavorazioni permette di considerare la riqualificazione come un unico progetto, anziché come una somma di interventi separati. È lo stesso principio alla base del servizio di ristrutturazione chiavi in mano di FM Iniziative. Il Sismabonus può quindi contribuire a rendere economicamente più sostenibile un intervento, ma il vero punto di partenza resta la sicurezza dell’edificio: individuare ciò che deve essere migliorato e progettare una soluzione capace di conservarne efficacia e valore nel tempo.  
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